Agli Oscar trionfa la sorpresa

Gli Usa accettano di premiare, finalmente, un film asiatico e non troppo hollywoodiano, Parasite, del regista Bong Joon-ho. Gli altri premi e la “punizione” di Scorsese.
Bong Joon-ho

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato che a vincere il miglior film internazionale, per la prima volta non parlato in inglese, fosse il sudcoreano Parasite del regista Bong Joon-ho. La Palma d’oro a Cannes certo è stata un trampolino di lancio per un prodotto che ha incassato moltissimo in sala. Ma che poi si prendesse anche altri tre premi – miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, insomma un pienone -, è stata davvero una sorpresa. Tanto più che un film come Irishman di Scorsese, in gara con dieci nomination, non ha ottenuto – ingiustamente, direi – nulla.

Parasite è un film di 132 minuti che cavalca e scavalca i generi: thriller, commedia, dramma, politica. La storia della povera famiglia che vive in un sottoscala e che si inventa il mestiere di professionista, circuendo l’ambiente dei ricchi e finendone vittima, è un epos tragico e anche ridicolo, dove non ci sono né vinti né vincitori, ma solo persone che sognano – ricchi o poveri – di avere in qualche modo la felicità.

Nessuna sorpresa invece l’Oscar come miglior attore a Joaquin Phoenix per Joker e a Reée Zellweger come miglior attrice per Judy, due opere diverse per stile e contenuti, ma che hanno dato ampio spazio alla versatilità degli interpreti, davvero fenomenali, specie Phoenix, il quale ora dovrebbe fare i conti con la maschera del clown che gli si è appiccicata addosso e da cui dovrebbe liberarsi.

Meritato il premio come miglior attore non protagonista a Brad Pitt, 56 anni in forma, per lo stuntman, amico di Dicaprio, nel film di Tarantino C’era una volta ad Hollywood e a Laura Dern in Storia di un matrimonio (peccato per il grande Adrian Driver). Quanto a Pitt – che ha dedicato il premio ai figli avuti con Angiolina Jolie – occorre dire che di strada ne ha fatta da quando è partito, da ragazzo, in Thelma e Louise.

La superstar di sempre, Jane Fonda ha galvanizzato la notte insieme a musicisti come Elton John, consegnando gli altri premi. Miglior sceneggiatura non originale è andata a Taika Waitite per il bellissimo, ingiustamente poco premiato, Joio Rabbit, film delicato e terribile su un ragazzino infatuato da Hitler, che andrebbe visto da giovani e adulti, dimentichi ormai di una vicenda storica priva di cliché. E poi, miglior film d’animazione Toy Story, premi per i costumi a Piccole Donne, e per la fotografia – solo questa, purtroppo – a 1917.

Il risultato nel complesso è soddisfacente, se non altro perché gli Usa accettano di premiare, finalmente, film asiatici e non troppo hollywoodiani. Anche se “punire” Scorsese o minimizzare piccoli capolavori come Jojo Rabbit sa di un cammino da fare ancora.

 

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