Addio alla Costituzione della dittatura

Sebbene modificata da centinaia di emendamenti, l’impalcatura di questo strumento è frutto del regime autoritario. L’ordine sociale che trasforma la comunità e il bene comune nella somma delle preferenze degli individui, ha condotto alla protesta attuale.

Da venerdì scorso in Cile tutti danno un’occhiata di tanto in tanto alla stampa per verificare se ancora appaiano saccheggi e violenze, dolorosa appendice alla protesta pacifica di milioni e milioni di persone stanche di sentirsi abusate da un sistema di disuguaglianze. E pare, con poche eccezioni, che la calma regni davvero dopo l’annuncio storico firmato, o appoggiato, da tutti i partiti dell’arco parlamentare del Cile giovedì notte. L’accordo contempla l’indizione di un referendum per capire se il popolo desidera o no una nuova costituzione. E, nel primo caso, se il meccanismo per elaborare un nuovo testo debba essere una convenzione votata ex novo con suffragio universale o un mix in parti uguali di deputati in esercizio e membri eletti ad hoc.

Era quanto si reclamava ormai da tempo durante questo mese di proteste continue che hanno imposto – democraticamente – un’agenda sociale di cambiamenti per rispondere alla scandalosa disuguaglianza, e poi la necessita di riscrivere una costituzione che sia riflesso di un nuovo patto sociale.

Nel documento firmato i partiti si impegnano, ora anche con l’appoggio di comunisti e altri gruppi di sinistra che non hanno voluto siglare l’accordo, anche a lavorare per la pace sociale e l’ordine. Il plebiscito si svolgerà nell’aprile del 2020 e ad ottobre, in concomitanza con le elezioni locali, si eleggeranno anche gli eventuali costituenti. La loro funzione non sostituirà il Parlamento, durerà nove mesi con una sola proroga possibile di tre mesi, dopodiché i “costituenti” non potranno occupare cariche pubbliche, onde evitare possibili conflitti di interessi. Ci sarà poi un plebiscito che ratificherà la nuova costituzione e il consenso sulle sue diverse parti dovrà ottenere il voto dei due terzi dei costituenti.

Perché è emersa tale questione se gli interventi urgenti, pensioni minime, tariffe, salario minimo e così via non dipendono da norme costituzionali? Anzi, tale agenda è attuale e sarà il lavoro dei prossimi mesi. La presente carta costituzionale risente di un vizio di nascita: venne imposta nel 1980 dalla dittatura di Pinochet. Sebbene sia stata modificata nel 2005 con un centinaio di emendamenti, il suo nucleo risponde a quella visione sociale. La sua parte “dogmatica”, che stabilisce principi e istituzioni, ed anche quella “organica”, che regola cioè i meccanismi che consentono un determinato ordine sociale ed economico, rispondono a una visione atomizzata della società, concepita come una sommatoria di individui e non come un corpo sociale. Basti pensare che nel suo articolo iniziale si evita con cura di riconoscere che la sovranità appartiene al popolo e questa viene attribuita alla nazione. Inoltre, sebbene siano riconosciute le libertà, non sempre queste si trasformano in diritti.

La dittatura si era poi premurata di evitare il più possibile che tale sistema potesse essere modificato a maggioranza semplice, stabilendo quorum speciali per le modifiche, due terzi per le norme costituzionali e 4/7 per le leggi quadro di rango costituzionale, dunque oltre il 60% dei voti. Il che ha consentito alla destra, da sempre restia a modificare il sistema così imposto, di impedire ogni cambiamento col quale non sia d’accordo.

Un altro esempio riguarda il Tribunale costituzionale, con facoltà di intervento preventivo sui progetti di legge. La sua giurisprudenza conservatrice ha impedito in numerosi casi l’ampliamento di diritti e di beni comuni in nome delle libertà individuali. Difficilmente, tale meccanismo e la modalità di designazione dei sui membri resterà la stessa.

Ovunque, si moltiplicano i “capitoli aperti”, cioè assemblee cittadine nelle quali la gente dice la sua. Nelle scuole, nelle università, nelle case si torna a parlare di costituzione, di diritti, di idee. Nei cuori e nelle menti di tanti è apparsa una via d’uscita da questo tunnel le cui radici stiamo forse per recidere una volta per tutte. L’impressione è che oggi il sole brilli un po’ di più.

 

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