A proposito di governi e poteri forti

Intervista con Andrea Di Stefano, direttore di Valori, mensile di economia civile e responsabile. «Monti va giudicato dai fatti. Poi bisogna arginare la finanza senza regole»
Andrea Di Stefano direttore di Valori
«Non è il governo dei poteri forti». Senza troppi giri di parole il neo presidente del consiglio, Mario Monti, nel suo discorso alla Camera ha voluto rispondere in maniera ironica alle teorie complottiste che vedono nel nuovo esecutivo la diretta emanazione di potentati economico-finanziari come la Goldman Sachs, la grande banca d’affari statunitense che lo ha visto tra i suoi advisor, cioè consigliere per gli affari e le strategie in Europa. Ruolo ricoperto, tra l’altro, anche da personaggi notissimi e trasversali come Romano Prodi e Gianni Letta e da tanti altri ancora, comunque influenti, che portano nomi sconosciuti per larghissima parte dei cittadini.

 

Alcuni sostengono teorie sull’esistenza di strategie di controllo del mondo mentre la situazione reale è ormai quella del caos dei mercati senza alcun controllo. Un governo di emergenza nazionale come quello formato da Monti, in questo contesto viene accolto, senza riserve, come l’ultima possibilità di salvezza da un fallimento dell’intera nazione.

Per cercare di capire meglio il compito del nuovo esecutivo, il ruolo di lobby e centri di conoscenza, capaci di influenzare le decisioni pubbliche sentiamo il parere di Andrea Di Stefano, direttore di Valori, mensile della Fondazione culturale responsabilità etica, promossa da Banca Etica, che ha fatto mai mistero di questo mondo parallelo, messo a nudo da inchieste e indagini non addomesticate. 

 

Allora, siamo in mano ai poteri forti ?

«Posta così, è una affermazione che non condivido perché mira screditare un esecutivo che evidentemente opera in una situazione di emergenza davanti ad una perdita di credibilità a livello internazionale. Vi vedo un tentativo di far passare in secondo piano lo stato estremo di pericolo in cui siamo precipitati per scelte molto discutibili. Bisogna perciò misurare il tutto sui fatti e le scelte concrete. Teniamo presente che non è solo l’Italia sotto attacco ma l’euro per responsabilità gravi di carattere europeo e cioè l’incapacità dallo scoppio della crisi del 2007 di porre un freno e arginare il ruolo alla “finanza frankenstein”. Abbiamo una massa enorme di soggetti speculativi che si muovono sui mercati e sono in grado di colpire in pochi giorni un Paese per poi dirigersi verso un’altra nazione. In soli due giorni abbiamo visto l’attacco ai titoli di stato italiani, spagnoli per arrivare a quelli francesi».

 

Quali sono i fatti in base ai quali si potrà giudicare l’azione del nuovo governo?

«Mi sembra positivo il primo atto già annunciato che è quello di rendere tracciabile il denaro oltre una certa somma. In Europa il pagamento in contanti è residuale, sono quasi scomparsi anche gli assegni. Tutto passa in via elettronica che è, in assoluto, l’arma più potente e semplice per contrastare l’evasione fiscale. L’euro steso come moneta non può funzionare senza armonizzazione delle regole fiscali. E’ inconcepibile una situazione come quella italiana con una quota di elusione del fisco che supera il 15 per cento della ricchezza prodotta. Il nuovo governo può quindi ripristinare una regola già esistente facendola finita con ogni giustificazione verso la cosiddetta “evasione di necessità”». 

 

Un altro fatto sembra il ritorno dell’Ic…

«Ecco. Ad esempio reintrodurre l’ici non penso che sia una manovra dettata da Goldman Sachs. Si tratta della imposta federalista per eccellenza perché va direttamente agli enti locali che sono rimasti, notoriamente, con pochissime risorse proprio all’insorgere di una crisi economica che è tra le più devastanti dall’inizio del secolo scorso».

 

Visto che viene sempre citata, come si può definire in maniera comprensibile la Goldman Sachs?

«Si tratta di uno di quegli organismi  finanziari operanti a livello planetario completamente svincolati  dal’andamento dell’economia reale ma interessato esclusivamente ai ritorni e l’aumento del profitto dell’attività’ finanziaria. È denaro che produce denaro senza nessun ritorno per l’economia reale. Fa parte di quei soggetti che hanno contribuito alla costruzione dell’attuale sistema che ha raggiunto delle dimensioni senza controllo. Si pensi al mercato dei derivati (praticamente delle scommesse sul valore delle merci o delle attività finanziarie, ndr). Ebbene i dati del primo semestre del 2011 ci dicono che il valore scambiato ha raggiunto la cifra di 700 mila miliardi di dollari, trattati per di più in un mercato esterno alla Borsa e quindi senza regole. E’ chiaro che si tratta di meccanismi che andrebbero aboliti ma dove continuano a farla da padroni le banche d’affari».

 

E il fatto che ci sia chi collabora con queste istituzioni come va inteso?

«L’advisor o consulente vuol dire che questi grandi operatori possono chiedere il parere sulla situazione economica di un Paese allo studioso più accreditato. Che è cosa diversa dallo stare seduto nella stanza dei bottoni. Se dobbiamo essere coerenti con i conflitti di interesse, è molto più esposta la figura di Mario Draghi, che di Goldman Sachs è stato direttore generale per l’Europa prima di essere chiamato a dirigere la Banca di Italia e ora la Banca centrale europea. Così dicasi per il ministro per il tesoro americano che era un amministratore della celebre banca di affari. Per quanto riguarda il professor Monti sono altri aspetti che vanno evidenziati».

 

Quali sono?

«Cose notissime come l’appartenenza alla commissione Trilaterale e all’esclusivo gruppo Bildeberg, pensatoio dell’iperliberismo che ha determinato le scelte degli ultimi decenni da parte dei Paesi occidentali che ci hanno condotto alla situazione attuale. Sotto l’apparente sostegno alle scelte politiche dei governi, questo club, in cui si entra esclusivamente per cooptazione, esprime la linea della grande finanza e dei banchieri che portano i nomi di sempre, come i Rockefeller. Per questo mi ha meravigliato che nel dibattito parlamentare nessuno abbia fatto una semplice domanda.

 

Quale?

«Quella della tassazione delle transazioni finanziarie. Sappiano ad esempio che il neo ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, da amministratore di Intesa San Paolo ha espresso un parere positivo per la introduzione di questa piccolissima tassa contraria agli interessi dei grandi speculatori. Non è conosciuta la posizione su questo tema del professor Monti che tra l’altro ha avuto come professore proprio il Nobel James Tobin, che per primo ha posto la questione di inserire una manciata di sabbia nel meccanismo della speculazione. E credo che sia ora il momento migliore in cui l’Italia, recuperando l’autorevolezza appannata, potrebbe agire assieme a Germania e Francia, già persuase sulla necessità di introdurre un freno a quella speculazione finanziaria che avvantaggia le banche d’affari come la Goldman Sachs. D’altra parte lo stesso Monti ha tenuto a ricordare come da commissario europeo per la concorrenza non sia stato affatto tenero con le multinazionali, a partire dal gigante Microsoft».  

 

E altri aspetti da tener presente per valutare l’azione del governo che sta muovendo i primi passi ?

«Sicuramente l’attenzione che verrà dedicata all’economia sociale di mercato che non è una nicchia consolatoria ma una via di soluzione dalla crisi economica che è essenzialmente crisi di fiducia e di legame sociale. In questo senso andranno valutate le scelte in termini di equità sul fisco e il welfare. Un governo di emergenza inoltre può incidere sui costi della politica segnando un cambiamento decisivo di passo. Non sono cifre risolutive ma indicano il ristabilimento di dignità e decoro. L’autorevolezza di Monti potrebbe infine arrivare a rendere possibile, a livello europeo, il varo degli euro bond, o come li voglia chiamare, cioè di obbligazioni garantite da tutti i Paesi della zona euro come risposta comune e credibile alla crisi».        

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