Perché sia d'esempio
26-07-2010  di Chiara Andreola
Fonte:    Città nuova

Dalla cittadina marchigiana di Osimo, la storia di una donna del Togo che ha trovato il suo angelo custode in una signora italiana.


«Non racconto questa storia per me, ma perché qualcuno prenda esempio da questa signora, che mi ha sempre aiutata». Safi esordisce così, ignorando del tutto la prima domanda che le pongo. Arrivata ad Osimo (Ancona) nel 2000, da dieci anni ha il suo “angelo custode” nella signora Emilia e nel fratello. Safi è originaria del Togo, un Paese africano di appena 5 milioni di abitanti: «Per fortuna non c'è la guerra – racconta – ma manca il lavoro, e gran parte della popolazione vive nella miseria». Safi per studiare ha deciso di raggiungere in Italia lo zio e il cugino, che sono riusciti a procurarle tutti i documenti necessari. «Ero spaventata – ricorda – perché non conoscevo nessuno, non avevo mai vissuto con i bianchi. Non uscivo quasi mai di casa».
 
Dopo appena tre settimane, però, lo zio si è trasferito a Castelfidardo, pur continuando a pagare l'affitto e a sostenerla. Ed è qui che è entrata in scena Emilia: «Abitava nello stesso palazzo, ed è stata la prima persona che mio zio mi ha presentato». Emilia ogni mattina andava a vedere come stava Safi, a chiedere se avesse bisogno di qualcosa, le regalava qualche vestito: «Io avevo un po' di timore – ammette Safi – perché non ero abituata a ricevere nulla, non volevo accettare».
 
Nonostante la ritrosia iniziale, l'amicizia tra le due donne è cresciuta, tanto che nel 2002, quando Safi ha subito un intervento, Emilia si è presa cura di lei durante la convalescenza: «È stata lei a farmi assaggiare le lasagne per la prima volta. Tutte piccole cose, ma per me molto importanti». Un'amicizia che si è conservata anche quando Safi si è trasferita a Campocavallo, un paese vicino. Nel 2005 è stata sempre Emilia ad aiutare Safi e il futuro marito, anche lui togolese e conosciuto in Italia, a tornare in patria per il matrimonio, dal quale sono nati l'anno dopo due gemelli: «Anche loro conoscono bene Emilia – racconta Safi – che ha procurato loro diverse cose che mancavano, soprattutto per la scuola materna».
 
Anche per quanto riguarda il lavoro, l'aiuto di Emilia è stato prezioso. Safi aveva inizialmente trovato lavoro in una fabbrica, ma il suo desiderio era fare l'infermiera. «Purtroppo non avevo i soldi per frequentare il corso – spiega – ma Emilia mi ha aiutata a trovarli». Safi è diventata così la prima africana a lavorare per la Lega del Filo d'Oro. «Quando sono stata assunta, tutti i focolarini di Osimo mi hanno fatto festa» racconta. Emilia, infatti, fin dagli inizi le aveva fatto conoscere il Movimento dei focolari: «Ho ritrovato con loro l'importanza della famiglia e della comunità, che nella cultura africana è molto sentita».
 
La cosa più bella che Emilia ha fatto per lei, riferisce Safi, è esserle stata vicina come una mamma: «Quando piango, lei piange; quando sorrido, lei sorride. È un affetto materno che non ho mai visto. Emilia e suo fratello sono stati per me il primo esempio». Per questo Safi vuole affidare a queste righe il suo ringraziamento più profondo: «Vorrei dire a Emilia e suo fratello che in qualsiasi momento e per qualsiasi cosa ci sono per loro. Emilia non ha figli, ma può considerarmi figlia sua. La mia gioia è la sua gioia, il mio dolore è il suo dolore. E la ringrazio con tutto il cuore».


Ultimi contenuti per argomento:  Persone
Ultime News
Archivio News
[Ultima Settimana]
[Ultimo Mese]
[Ultimo Anno]